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Sacratissimo Cuore di Gesù

La gioia per la salvezza di uno solo

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Lc 15,3-7

In questa immagine del pastore che torna all’ovile con la pecora sulle spalle, felice di averla ritrovata, sembra esserci qualcosa di eccessivo. Oltretutto appare in contrasto con l’idea di salvezza globale del mondo che, leggendo le sacre Scritture, è facile farsi: soprattutto perché, nella pratica dei fatti, si constata che sui singoli episodi le forze del male hanno spesso la meglio.

Siamo perciò portati a credere che il nostro Dio vincerà la guerra, anzi l’ha già vinta, ma che non si preoccupi eccessivamente per la perdita di qualche battaglia. Se questa è l’idea del piano di Salvezza che ci siamo fatti, la parabola della pecorella smarrita la smentisce alla radice. Il Signore attribuisce ad ogni singola persona la stessa importanza di una intera folla: “Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli … gli conviene che gli venga appesa al collo una macina …  e sia gettato nel profondo del mare” (Mt 18,6); e ancora: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Anzi, sfogliando le pagine dei Vangeli, sembra proprio che in Gesù il sentimento della gioia sia legato alla cura di una persona sola piuttosto che di tutta una folla. Nella pastoralità globale, infatti, la gioia quasi si disperde, mentre invece raggiunge il suo apice nel servizio e nella cura di una sola persona. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che il sentimento della gioia si esalta nella reciprocità: noi siamo felici se possiamo fare del bene e rendere felice una persona. Se con essa abbiamo un rapporto personale e tocchiamo con mano la sua gioia, anche la nostra assume vette più elevate: è l’amore per il singolo che procura la gioia più grande.

Alla domenica noi siamo felici quando i figli vengono a pranzo a casa nostra e ci permettono di preparare una tavola per trenta persone, ma la nostra gioia è ancora più grande se possiamo essere utili a ciascuno di loro singolarmente, anche per aver dato un solo consiglio.

A ben pensare il motivo ultimo della gioia, scaturita dal servizio e dalla cura di uno solo, è l’attualizzazione dell’amore, che si concretizza nel soddisfare i bisogni reali della vita. Il sentimento dell’amore è sempre personale: l’amore è per l’uomo, non per l’umanità; è per il povero, non per la povertà; è per il fanciullo, non per la fanciullezza.

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