ITFL178

IX settimana del Tempo Ordinario – Mercoledì

La risurrezione dei morti

Vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli…». Mc 12,18-27

La fede nella risurrezione nasce nel Nuovo Testamento, dalla predicazione e dall’esperienza di Gesù risorto, e si estende a tutti gli uomini. Essa costituisce il centro della rivelazione cristiana, senza la quale, scriverà Paolo ai Corinzi, «vuota è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede» (1Cor 15,14). Prima di Gesù, nel mondo greco-romano si era affermato il concetto dell’immortalità dell’anima, e pertanto, quello della risurrezione non aveva senso: non può morire ciò che è immortale. Nella civiltà ebraica dell’Antico Testamento, all’inizio l’ebreo concepiva se stesso come mortale e vedeva nella morte la fine di tutto. Poi, molto lentamente, ha cominciato a comparire il concetto di risurrezione: se ne parla nel secondo libro dei Maccabei, in occasione della morte dei sette fratelli (2Mac 7), e nei libri di Isaia (Is 26,19) e di Daniele (Dn 12,2).

Per i sadducei, però, che erano dei conservatori e dell’Antico Testamento accettavano essenzialmente i primi cinque libri, la fede nella risurrezione era considerata una credenza ridicola.

Essi erano, quasi tutti, dei proprietari terrieri e per loro il problema relativo alla morte consisteva solo nel garantire al proprio casato l’eredità della terra. È per questo motivo che, nel vangelo di oggi, si presentano a Gesù, che di risurrezione ha già cominciato a parlare, gli pongono ironicamente l’ipotetico caso della donna che avuto sette mariti e gli chiedono: «Nella risurrezione di quale di loro sarà moglie?». Gesù, dopo aver denunciato la loro scarsa conoscenza delle Scritture, risponde: «Quando risusciteranno dai morti non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli». Nell’eternità, infatti, non si porrà il problema del possesso della donna, come vigeva nella civiltà ebraica al tempo di Gesù. Anzi, poiché per chi crede al vangelo il vivere da risorti comincia già in questo mondo, in quella risposta c’è già, in filigrana, l’inizio della rivalutazione della donna.

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