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III settimana di Avvento – Domenica

Vivere per il Vangelo è fonte di gioia

Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Is 61,1-2.10

Durante la costruzione della Cattedrale di Reims, tre scalpellini erano addetti a squadrar pietre: due lavoravano tristi ed annoiati, mentre uno era felice e sorridente. Un signore, che passava di là, colse la diversità dei loro stati d’animo nel compiere lo stesso lavoro, e pose a tutti e tre la stessa domanda: “Che cosa stai facendo?”. Uno dei primi due rispose: “Squadro pietre”, ed il secondo: “Mi guadagno il salario”. Solo il terzo, quello felice, rispose: “Costruisco una cattedrale”. 

La sorgente della gioia, infatti, risiede nella grandezza del progetto al quale siamo impegnati durante le nostre giornate terrene. Non è possibile essere felici se lavoriamo solo per guadagnare il pane quotidiano o per raggiungere un certo benessere. Lo spirito dell’uomo è una propaggine di quello divino e, come tale, ha bisogno di operare al grande progetto di Dio. Tale mandato, indipendentemente da come si esplica nell’impegno di tutti i giorni, si propone i tre obbiettivi che l’uomo ha ricevuto dal Signore. Il primo è quello di crearsi una famiglia, di procreare e far crescere dei figli: “E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò:  maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi»” (Gn 1,27-28). Il secondo è l’obiettivo di cooperare all’atto creativo di Dio, coltivando e conservando la natura, che all’uomo è stata affidata, per ricavarne di che vivere e per trasformarla, adattandola alle esigenze mutevoli dei tempi: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gn 2,15). Il terzo, di tipo più sacerdotale, è costituito dall’impegno a ricondurre continuamente al progetto divino coloro che si sono perduti nei piccoli progetti personali. Quest’ultimo obiettivo, che nel Nuovo Testamento corrisponde al mandato di Gesù a “proclamare il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15), nel profeta Isaia, più di quattrocento anni prima, si era già chiaramente delineato. È dalla consapevolezza di operare per questo grande progetto che scaturisce la gioia del brano di oggi: “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri …. Io gioisco pienamente nel Signore”.  

Anche noi, per vivere nella gioia, dobbiamo chiedere al Signore di inviarci a portare il lieto annuncio della salvezza agli uomini. Cosa che egli non mancherà di fare perché è eternamente alla ricerca di operai per la sua vigna.

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