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XV settimana del Tempo Ordinario – Domenica

Crescere ascoltando la Parola 

Egli… disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare… una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito… ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno… Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante… Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Mt 13,3-23

Questo è uno dei brani del vangelo che la chiesa ci propone più volte durante lo stesso anno liturgico, perché contiene insegnamenti di cui abbiamo particolarmente bisogno. La parabola del seminatore, nella spiegazione che ce ne dà lo stesso Gesù, indica gli atteggiamenti più pericolosi nell’ascolto della sua parola: la mancanza di comprensione, l’incostanza, le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza. Dobbiamo, dunque, riflettere su quell’ascolto che, invece, è buono e fa fruttare la Parola ricevuta. Occorre, prima di tutto, preparare la mente svuotandola da tutti quei contenuti ingombranti che ne impediscono l’accoglimento. «Se un vaso è già pieno di terra, non possiamo metterci del riso», insegna un detto indiano. Liberiamoci, pertanto, dei nostri pensieri, magari anche legittimi, come i progetti per il futuro o gli impegni legati al quotidiano: essi lascerebbero spazio solo a un ascolto superficiale, dandogli effetti poco duraturi. Sbarazziamoci anche di quegli atteggiamenti che oggi i mass media ci propongono massicciamente, ma che impediscono alla parola di Dio di attecchire: svolazzare da una realtà a un’altra, in cerca di nuove gioie, che si rivelano sempre effimere. È l’incostanza, che inizialmente appare come mutevolezza dei gusti, ma che, negli impegni più seri, diventa infedeltà. Occorre, infine, che impariamo a occuparci, ma non a preoccuparci, della nostra vita. Le relazioni sociali e professionali, infatti, cercano di legarci sempre più, ammaliandoci anche con prospettive economiche allettanti, ma, soffocando la nostra disponibilità ad accogliere la Parola.

Rendici, Signore, capaci di ascoltare la tua parola e di produrre frutti buoni e abbondanti.

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