ITFL174

VIII settimana del Tempo Ordinario – Venerdì

Il Signore chiede frutti

La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono… Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio!». Mc 11,12-22

Tra i tanti miracoli dei quali sono ricchi i vangeli, questo di oggi è un «contro-miracolo», una maledizione. Poiché è l’unico segno di tal genere che Gesù compie, vuol dire che in questo evento si nasconde un grande insegnamento. Quello del fico seccato è l’ultimo miracolo di Gesù nel Vangelo di Marco, cosicché il brano di oggi ci dice che a un certo punto i segni del Signore finiscono e chi non ha accolto il messaggio del vangelo rimane sterile. Ma ci dice anche che il messaggio deve essere accolto nei fatti concreti della vita, nei frutti, non a parole. Alcuni anni fa, un missionario agostiniano in Perù, padre Giovanni Salerno, ci aveva segnalato la necessità di trovare una famiglia che potesse adottare due fratelli peruviani già grandi, uno dei quali anche un po’ malato. Avevamo iniziato a parlarne in giro, sia in pubblico che in privato, e ne avevo dato annuncio anche durante una trasmissione sul vangelo della domenica, che in quei mesi tenevo alla radio. Poiché nessuno si faceva avanti, ci chiedevamo se, per caso, il Signore non stesse chiedendo proprio a noi di adottarli, nonostante che a quel tempo avessimo già dieci figli. Fu con questi pensieri nella testa che, in uno di quei giorni, mi imbarcai su un aereo per l’Arabia Saudita, dove dovevo recarmi per motivi di lavoro. Durante il volo, dopo aver dato un’occhiata ad alcuni documenti, come facevo di solito per prepararmi alla riunione che mi attendeva, mi ero messo silenziosamente a pregare per capire ciò che il Signore volesse da noi sul fatto di quell’adozione. Tirai fuori la Bibbia, e il Signore me la fece aprire al brano di oggi: «La mattina seguente [Gesù] ebbe fame. Avendo visto un albero di fichi si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Rivolto all’albero disse: “Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!”. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato». In quel tempo ero abbastanza impegnato nell’evangelizzazione, alla radio e nei gruppi di preghiera del Rinnovamento Carismatico. Così, alla fine di quel brano, feci quasi un sobbalzo sul sedile: «Questa è la risposta che il Signore mi dà! Le mie parole sono soltanto foglie, se non producono i frutti delle opere». Tornai a casa, ne parlai con Anna Maria – che stava già cullando, in cuor suo, la gioia di una nuova adozione – e ai nostri figli più grandi. Pregammo a lungo tutti insieme, e un po’ di tempo dopo Luis ed Edgar erano già entrati a far parte della nostra famiglia.

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