ITFS182

XXVII settimana del Tempo Ordinario – Domenica

Il demonio fa pentole e non coperchi

Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido:  «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Ab 1,2-3; 2,2-4

Oggi facciamo conoscenza con il libro di Abacuc: conoscenza relativa perché su questo profeta non si hanno notizie certe. Si ritiene solo che il suo libro risalga alla fine del VII secolo a.C. Da esso è tratto il brano di oggi, il quale annuncia una verità di grande consolazione per l’uomo giusto di ogni tempo: la prosperità ricavata dal male è effimera. È la risposta del Signore alla domanda che il profeta gli pone all’inizio: “Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?”. È un quesito che l’uomo si è sempre posto e che ha portato anche illustri filosofi a concludere che Dio non esiste, o quantomeno è estraneo alle vicende umane, quindi non può essere il Dio-Amore proclamato dal Vangelo. Nel brano odierno, invece, il Signore dice al profeta: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”. Ottocento anni dopo, S. Paolo darà la stessa risposta con parole non molto diverse: “In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà” (Rm 1,17). La giustizia – che Paolo ed Abacuc identificano con la salvezza – non si realizza solo nell’eternità, ma è già in atto e continuamente in evoluzione con il progredire della fede, o, per usare le parole dell’apostolo, passando “da fede a fede”. Assodato il fatto che la fede racchiude in se stessa la giustizia e la salvezza di Dio, ci chiediamo se anche in questi nostri giorni terreni sia destinato a soccombere “colui che non ha l’animo retto”, come annuncia oggi il Signore al profeta Abacuc. La risposta sulla base della nostra esperienza è : Sì!, se non soccombe prima, succede in punto di morte.

La signora Rita, caposala del reparto Hospice dell’ospedale di Busto Arsizio, istituito per accompagnare al decesso i malati in stato terminale, quando abbiamo assistito la nostra amica Mary, ci confidava: “Non è immaginabile come la morte sia un momento di grande verità: quando stanno per passare all’altra vita, le persone non possono più fingere a se stesse e, se non hanno la coscienza tranquilla, combattono fino alla fine per non morire prima di aver risolto le loro pendenze con la vita. Se non possono rimediare chiedono almeno di essere perdonate. Chi, invece, è in pace con se stesso chiude gli occhi e si addormenta sorridendo”.

Nella nostra amata Toscana una volta circolava un proverbio: “Il demonio fa le pentole, ma non i coperchi”. Anzi, i coperchi non vuole proprio che esistano, perché è così perverso che desidera il male anche per coloro che hanno ascoltato le sue subdole sobillazioni.

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