ITFS175

XX settimana del Tempo Ordinario – Domenica

La sicurezza discende dalla fede

Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango della palude; ha stabilito i miei piedi sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi. Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio ….  Beato l’uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore e non si volge verso chi segue gli idoli né verso chi segue la menzogna. Quante meraviglie hai fatto, tu, Signore, mio Dio …. nessuno a te si può paragonare! ….  Allora ho detto: «Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo». Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. Sal 39

All’inizio del 1972, quando erano già nati i primi due figli, Gianmario e Giannandrea, ero disoccupato. Era stata colpa mia: un anno prima avevo dato le dimissioni dalla Franco Tosi, una grande società metalmeccanica che conferiva la stessa tranquillità di un sicuro transatlantico, per andare a dirigere una piccola azienda padronale. Avevo voluto provare l’ebbrezza del mare, ma ero ancora troppo giovane e inesperto per guidare quella piccola barchetta tra i flutti sollevati dal vento di libeccio dei movimenti sociali del ’68.

Avevo proprio fatto una sciocchezza, che il Signore, dopo tante preghiere, aveva rimediato facendomi incontrare Eugenio Capetti, una persona che capì il mio dramma e mi aiutò ad essere assunto dall’Ingeco, una società di progettazione. Avevo di nuovo un bel lavoro, ma mi era rimasta addosso quella fastidiosa insicurezza che assale tutti coloro che sono stati sballottati dai flutti di un mare più forte di loro. Fu in quelle condizioni di spirito che, insieme ad Anna Maria, all’ottavo mese di gravidanza, andai in Calabria ad adottare Maria Carmela. Sebbene non fossi pronto ad affrontare questa nuova avventura, quando fui di fronte a quella bambina, nella saletta dell’orfanatrofio di Locri, feci mentalmente questa preghiera: “Signore, accetto come figlia Maria Carmela, come se accettassi te!”. Non avrei mai immaginato che quell’evento e quella preghiera avrebbero cambiato radicalmente la mia vita. Di lì a poco la mia fede, che fino ad allora era stata abbastanza abitudinaria, divenne viva e vitale. E con la fede ritrovai anche la fiducia in me stesso che avevo perduto: “Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango della palude; ha stabilito i miei piedi sulla roccia, ha reso sicuri i miei passi”. Da allora il Signore “Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, una lode al nostro Dio”, che mi ha accompagnato per tutta la vita. Prima, però, di chinarsi su di me, il Signore aspettò che anch’io mi chinassi per accogliere lui, nella persona di Maria Carmela. Ancora oggi, quando penso alla sicurezza che il Signore mi ha donato, non posso fare a meno di pensare da dove viene. È dono suo.

Da allora, Signore: “Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai”.

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