ITFS121

XXIX settimana del Tempo Ordinario – Domenica

Seguire il Signore zoppicando

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Mc 10, 35-41

Nel vangelo di Marco l’incapacità dei discepoli a cogliere il messaggio di Gesù è contrassegnata da un crescendo continuo. Essi credono che egli sia il Messia, ma non riescono a comprendere il senso della sua messianicità umile. Con quella di oggi è la terza volta che Gesù preannuncia la sua passione–risurrezione, ma l’atteggiamento dei discepoli è sempre lo stesso: essi rifuggono da quel pensiero mettendosi a disputare tra loro di carriera e di potere, perseguendo i progetti personali. La tentazione di ogni cristiano, allora come oggi, è quella di anteporre la propria volontà a quella di Gesù: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. 

Confesso che è successo anche a me di essere tentato dall’affermazione personale. Padre Arturo, un giorno che gli manifestai le mie intenzioni di essere eletto al Parlamento, mi disse: “Non mi sembra il tuo progetto di vita, prega piuttosto per coloro che sono già in politica”. Al momento non capii ciò che mi voleva dire, come nel vangelo di oggi i discepoli non comprendono Gesù, ma quando mi trovai impelagato nelle difficoltà e nei compromessi, mi ricordai di quelle parole. Successe un giorno in cui mi ero messo a pregare il Signore perché mi tirasse fuori dalle pastoie nelle quali mi ero cacciato, ed egli mi illuminò con un versetto della lettera di Paolo ai Galati: “Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Gal 6,14). Non è facile essere sempre coerenti alla proposta del Vangelo. Non è nemmeno facile dare una risposta immediata: si passa da un “ci penserò”, di quando siamo ancora giovani, all’indifferenza dell’adolescenza, quando la vita ci fa proposte diverse e ci lusinga anche un po’. Poi, con il passare degli anni, ci si rende conto che l’unica proposta di vita seria è quella del Vangelo: a quel punto però, siamo tentati dalla carriera, oppure dalle ribellioni interiori, per esempio, di fronte alle molte ingiustizie sociali che il Maestro, a parer nostro, permette. Infine quando, superata anche questa fase, si decide di seguire il Signore, comincia il rifiuto della persecuzione e della croce. Il nostro destino è di vivere alla sua sequela, zoppicando, ma, anche zoppicando, si va lontano.

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