ITFL185

X settimana del Tempo Ordinario – Giovedì

La vita nel regno dei cieli

«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione». Mt 5,20-25

Il regno dei cieli è una monarchia spirituale senza frontiere: si entra senza passaporto, basta rispettare gli articoli della Costituzione. Il primo chiede di riconoscere Gesù di Nazaret come Re e Signore; il secondo stabilisce che i rapporti tra i cittadini – che nel Regno si chiamano fratelli – vengano instaurati sulla base dell’amore; il terzo decreta che le controversie siano risolte dall’esercizio del perdono. Del regno dei cieli, dice oggi il Signore, non fanno parte gli scribi e i farisei, perché non accettano i principi della Costituzione. In tale monarchia non esistono l’egoismo e la proprietà privata, ma il dono e la condivisione: «Ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e tu mi hai dato da bere»; non esistono barboni o persone senza dimora: «Ero straniero e mi avete accolto»; non esiste la solitudine: «Ero malato e mi avete visitato»; non esiste  l’emarginazione: «Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,31-39). Nel regno dei cieli non solo non esistono delitti, ma, come raccomanda il vangelo di oggi, nessuno si adira con qualcuno o dice al fratello pazzo o stupido, perché è contrario all’amore e al perdono. Ma, poiché tutti si sentono amati e perdonati, non solo non esistono i delitti: non ci sono nemmeno suicidi. Nel regno dei cieli si parla una lingua nella quale le parole sconvenienti, come stupido o pazzo, non esistono neppure nel vocabolario. Qui, inoltre, non ci sono né ricchi né poveri, perché ciascuno ritiene un privilegio poter mettere a disposizione degli altri quanto ha e quello che è. Qui, infine, esiste una casa comune, il tempio, dove ogni giorno i cittadini si recano a pregare, a lodare il Signore e a ricevere l’eucaristia, che dona forza e grazia per vivere, sin da oggi su questa terra, la realtà della comunione dei santi.

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