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II settimana del Tempo Ordinario – Venerdì

 Il primo vagito della Chiesa

Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì. Mc 3,13-19

Il brano di oggi parla della nascita del nuovo popolo di Dio che, nel tempo, sarà destinato ad abbracciare tutte le genti: è la radice del vecchio albero, dal quale nascerà quello nuovo, profetizzato nel libro di Daniele: «Io stavo guardando ed ecco un albero di grande altezza in mezzo alla terra. Quell’albero divenne alto, robusto, la sua cima giungeva al cielo ed era visibile fino dall’estremità della terra» (Dn 4,7-8). È la nascita della Chiesa. Per creare questo nuovo popolo, Gesù chiama a sé dodici uomini e li porta sul monte, fuori dal contesto della vecchia creazione. Sono persone comuni: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni sono dei pescatori, Simone lo zelota un rivoluzionario, Matteo un collaborazionista con i romani, Filippo e Bartolomeo due sempliciotti, Tommaso non è certo un idealista, Taddeo e Giacomo d’Alfeo due persone normali, delle quali anche nei vangeli si parla poco, e Giuda, che pensa solo ad arricchirsi. Non è importante quel che sono, ma ciò che diventeranno dopo aver vissuto con Gesù per tre anni, aver visto i miracoli e ascoltate le rivelazioni dei misteri del Regno, dopo aver partecipato all’esperienza della croce ed essere stati testimoni della risurrezione e dopo aver ricevuto lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste. Il programma formativo di Gesù è molto semplice: prima stare con lui, poi andare a predicare. Sarà il programma della Chiesa di ogni tempo e quello di ogni missionario. Oggi, stare con lui vuol dire essere insieme come Chiesa, ricevere i sacramenti, pregare e meditare le Sacre Scritture nel silenzio. Dice Adrienne von Speyer, una mistica del secolo scorso: «Nel silenzio è la pienezza perfetta Nel silenzio il credente viene accolto nell’essere del Padre Nel silenzio del cristiano avviene l’intimo incontro fra creatore e creatura». Oggi è questo il modo di tirarsi fuori dal mondo, salire sul monte e lasciarsi ricreare. Poi, da creature nuove, possiamo andare in missione e annunciare il suo vangelo e testimoniare la nostra risurrezione: soltanto se il mondo vedrà la nostra potrà credere alla risurrezione di Gesù Cristo. Però dobbiamo farlo come Chiesa, non solo come persone. Non è un programma di studio, è un programma di vita.

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